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Una ragazza ambiziosa in una città che ripaga ogni sua fatica: è la storia di Lorenza e della sua Londra -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi ci racconta la sua storia Lorenza, 23 anni, una ragazza ambiziosa che sta facendo carriera nel mondo della finanza londinese. Anche se spera, un giorno, di tornare a casa... 

 

Raccontaci delle tue origini e di quando è arrivata la decisione di partire...

Sono nata a Marano di Valpolicella, un minuscolo paese sulle colline di Verona, e dal quel paesino ho sempre avuto voglia di scappare a causa della mentalità chiusa e ristretta che non mi è mai appartenuta. Sembrerà un clichè, ma è stata la spinta motrice dietro tutte le mie scelte. Il vero e più grande cambiamento è avvenuto all’età di 19 anni, quando mi trasferii a Milano per studiare all’Università Bocconi. All’inizio ebbi difficoltà ad adattarmi allo spirito competitivo, arrivista e stressante di questa università, ma ora ripensandoci devo solo essere grata alle notti insonni passate a studiare e allo stress di quei giorni. Finito il primo anno decisi di partire per il Canada da sola per intraprendere uno stage in una Winery con cui la mia famiglia intratteneva rapporti commerciali. Ebbi quindi la possibilità di lavorare a contatto con diverse culture, di vivere da sola ma soprattutto di migliorare il mio inglese. Il Canada rimase in una parte del mio cuore, tanto che il terzo anno di Università decisi di partire per completare il secondo semestre in una delle migliori Business School canadesi. Questo fu possibile grazie alla media dei miei voti, un pizzico di fortuna e agli ottimi contatti dell’Università Bocconi. E qui la decisione di partire per Londra una volta tornata: la voglia di misurarmi con uno degli ambienti scolastici e lavorativi più difficili, di mettermi in gioco, di vivere in una delle città più vibranti al mondo ma soprattutto la sfrenata voglia di fare carriera, mi spinsero a partire

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Diario di bordo di un italiano a Osaka -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi conosciamo la storia di Luigi, ingegnere marchigiano in Giappone da più di un decennio...

Raccontaci delle tue origini e di come sei finito a vivere in Giappone...

Sono stato in Giappone la prima volta nel 1999 durante uno stage per l'azienda in cui tuttora lavoro. Ne sono rimasto estremamente affascinato tanto da chiedere il trasferimento, che è avvenuto a piccoli passi per avere il tempo di ambientarmi. Quando poi ho iniziato a vivere stabilmente qui nel 2003, con un lavoro fisso e una famiglia, sotto alcuni punti di vista l'impatto è stato devastante. La prima impressione è stata di estrema curiosità, soprattutto nei confronti delle persone, all'apparenza molto simili a noi ma in realtà profondamente diverse nelle abitudini.

 

Hai avuto difficoltà all'inizio nell'inserimento?

I miei genitori e mia moglie Marie, giapponese, mi hanno sempre aiutato e consigliato su come affrontare certe situazioni in una terra diversa dalla mia. Ovviamente non è stato facile, ci sono stati momenti di sconforto, ho avuto anche qualche problema con la famiglia di mia moglie, però grazie a lei e all'appoggio dei miei siamo riusciti a superarli, e ora mi sembra tutto molto lontano. Ormai sento di far parte della realtà giapponese, sono uno dei tanti gaijin (persone di fuori) che cercano di rifarsi una vita a Osaka. Il vantaggio di essere "uno di fuori” mi permette di vedere le cose in un’altra ottica, in un Paese dove l'opinione di massa prevale su tutto.

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Sara è imprenditrice a Cape Town e degli italiani pensa "tanto bravi a lamentarsi in privato, ma poi..." -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 


Sara qualche anno fa è partita per una vacanza a Cape Town dove viveva in fratello, e non è più tornata...

Raccontaci delle tue origini e della decisione di partire per Città del Capo...

 

Ho 27 anni e sono di origine veneta, Verona e' la mia città natale, nella quale ho vissuto fino a febbraio 2009. 
Nel 2007 mio fratello si è trasferito a Cape Town 'for good'. Dopo averlo visto per 3 anni avanti e indietro tra Verona e Cape Town si è sviluppata in me una forte curiosità, che mi ha portata a fare una vacanza di 3 settimane in Sud Africa, nel lontano Dicembre 2008.  Sono partita perchè volevo vedere da vicino la vita che stava facendo mio fratello, consapevole del fatto che siamo molto simili, quindi ero quasi certa che mi sarei innamorata del posto, e così fu. 
Ricordo ancora il preciso momento nel quale ho deciso che volevo lasciare Verona e trasferirmi a CT, stavo guardando il tramonto a Clifton first beach, faceva caldo ma c'era una leggera nebbiolina (tipica di quella spiaggia) che si stava lentamente alzando e mi sono detta tra me e me : ' Mi faccio un'esperienza lavorativa all'estero, miglioro il mio inglese e se proprio non mi trovo bene posso sempre tornare a casa da mamma e papà '. Da allora sono passati sei anni, durante i quali sono tornata a Verona soltanto 3 volte, ho scelto di visitare mete nuove, piuttosto che tornare in vacanza a casa.

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Gino, italoperuviano, abita a Lima ma sogna di vivere su un'isola italiana... -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

 

Oggi conosciamo Gino, giornalista italo-peruviano, con radici liguri.

Raccontaci un po' delle tue origini e del motivo che ti ha spinto a trasferirti all'estero...

In realtà io sono nato in Perù, la mia famiglia ha le sue radici in Liguria, precisamente nella provincia di Imperia. Come me ci sono moltissimi discendenti liguri in Perù poiché la migrazione italiana verso questa parte del continente è arrivata da lì per il 90%. Infatti molte tradizioni italiane qua in Perù sono di origine ligure compresa la focaccia, solo per fare un esempio, oppure il minestrone o gli spaghetti al pesto.

 

Hai vissuto in altri Paesi oltre al Perù?

Come detto sono nato a Lima, ho girato un po’ per diversi Stati come Argentina, Brasile, Venezuela, dove la presenza italiana è forte, naturalmente sono stato anche in Italia, certo sono Paesi dove uno ci potrebbe star bene però avendo l’opportunità di stabilirmi dove preferivo per il momento ho scelto di continuare in Perù, soprattutto per fattori economici. L’economia peruviana è l’unica che cresce da 3 a 5 punti annui quindi ci sono molte opportunità che purtroppo gli altri paesi non sono in grado di offrire.

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Una vacanza che cambia la vita: è successo a Silvia, da poco diventata un'orgogliosa cittadina egiziana -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi conosciamo Silvia, simpatica bolognese che si è trasferita in Egitto per amore...

Raccontaci delle tue origini e della scelta di trasferirti in Egitto... 

Sono di Bologna, ho quasi 54 anni, sono figlia e sorella di giornalisti, diplomata in ragioneria e ragioniera per quasi 30 anni della mia vita. Sono uscita di casa a 20 anni, non perché avessi problemi in famiglia, anzi, ma semplicemente perché avevo voglia di essere indipendente. Un lavoro sicuro, un matrimonio concluso in fretta perché ero troppo giovane e una vita nella totale normalità.
Nel 2000, in un periodo buio dopo avere affrontato un grande dolore, decido di fare una vacanza con un’amica per staccare la spina e rilassarmi un po’ dopo mesi davvero faticosi e decidiamo per Sharm el Sheikh.
Appena il portellone dell’aereo si è aperto e ho respirato l’aria di Sharm mi sono sentita a casa, una sensazione già provata nei miei viaggi in Africa e in Medio Oriente, ma mai così potente.
Durante la vacanza ho conosciuto quello che poi sarebbe diventato mio marito. Un uomo egiziano timido e gentile, con il quale scambiavo qualche parola nel mio pessimo inglese e qualche sguardo rubato. Alla mia partenza una grande sensazione di vuoto e le farfalle che invadono il mio stomaco quando l'uomo con lo sguardo malinconico mi lascia il suo numero di telefono.

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Tenerife, isola da paradiso terrestre? Sì, se non fosse per gli italiani... -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 


Raccontaci delle tue origini e della scelta di trasferirti all'estero...

A 24 anni mi sono licenziato dal mio lavoro di informatico per aprire un bar in centro a Verona, abituato già a lavorare di notte nelle discoteche. Dopo solo tre anni, stanco di pagare tasse assurde e convivere con una burocrazia malata che ti obbliga a sopravvivere da schiavo, ho deciso di vendere l'attività e partire per mete non ben stabilite. Mi sentivo deluso e preso in giro dall'Italia. Fortunatamente ho sempre avuto uno spirito nomade, avevo già viaggiato molto e mi sono detto "se a casa non si vive bene, il mondo è grande, io ci provo!". C'è da dire che non avendo moglie e figli da convincere ed essendo già indipendente dalla mia famiglia, ho potuto decidere mettendo me stesso davanti a tutto.

 

In quali Paesi hai vissuto finora e che lavori svolgevi? Di cosa ti occupi ora?

Le prime mete sono state Berlino e Londra, ma mi rendevo conto già allora che sarebbero state tappe temporanee. Città troppo frenetiche, invece io ero alla ricerca di relax, volevo sfuggire alla routine, ricominciare da capo. Quindi sono andato in Thailandia, a Koh Phangan, un'isoletta dove al tempo non c'erano nemmeno le strade asfaltate e dove ho conosciuto altri ragazzi italiani che vivevano là e che mi hanno aiutato a integrarmi in maniera fantastica. Vita semplice, si lavorava nei periodi di afflusso dei turisti e poi gli altri mesi si andavano a visitare gli altri stati confinanti (Cambogia, Vietnam, Laos, Birmania, Malesia, India). Dopo questo periodo ho deciso di cambiare per entrare in contatto con culture completamente opposte, così sono andato un anno in sud America, nelle zone meno turistiche dil Perù, Bolivia e Brasile.
Dopo un anno in sud america sono tornato in Europa, ho visitato le Canarie e me ne sono innamorato. Avendo mantenuto contatti con tutti i luoghi in cui ho vissuto, oggi compro in Thailandia e in Sud America gadget, che poi rivendo in espositori in vari negozi delle isole principali.

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La città dove scegli di vivere non deve essere perfetta agli occhi di tutti, ma solo ai tuoi -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi conosciamo Giovanna, salentina trapiantata in Svezia alla ricerca di un futuro migliore. E dove pare che, nonostante il forte gap culturale tra le origini e il nuovo Paese, abbia trovato il suo Eden.

 

Raccontaci un po' delle tue origini e della decisione di trasferirti in Svezia

 

Conoscevo la Svezia molto bene da turista, sia per l'Erasmus che avevo fatto circa dieci anni fa durante l'università, sia per i successivi viaggi che mi avevano portata in questa splendida terra. Ogni volta rimanevo affascinata dalla natura e dallo stile di vita svedese. Anche se ero tentata, non avevo mai pensato seriamente di trasferirmi, perché tutte le mie competenze professionali erano legate alla conoscenza della lingua italiana. Sono nata e cresciuta a Otranto, dove lavoravo come insegnante di sostegno per bambini delle elementari. Negli ultimi anni a causa della crisi il mio lavoro era diventato estremamente precario tanto che per riuscire a mantenermi ho dovuto iniziare a cercare un secondo lavoro, ma il senso di instabilità rimaneva eccome. Così a trent'anni ho detto basta e ho voluto provarci, un po' spaventata ma con la consapevolezza che, se fosse andata male, sarei sempre potuta tornare indietro.

 

Perchè hai scelto Stoccolma? E' la tua prima esperienza di vita all'estero?

 

Non c’è stato un momento esatto in cui mi si è accesa in testa una lampadina giallo-azzurra. Mi sono innamorata di Stoccolma da quando l’ho visitata la prima volta nel 2004 e ho continuato ad apprezzarla sempre di più a ogni visita. Quando ho deciso di lasciare l’Italia cercavo un Paese non troppo lontano e possibilmente all'interno della Comunità Europea, e la Svezia è stata la scelta più naturale.

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L'importante è comprendere le priorità della vita: per Vanessa sono l'armonia con la natura e con le persone che la circondano -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi conosciamo Vanessa che vive da qualche anno a Fuerteventura, dove con il marito organizza eventi e matrimoni.

Raccontaci un po' delle tue origini e della decisione di trasferirti a Fuerteventura

Credo che le proprie origini si possano definire solo in un contesto ampio. Quando scorre più di una cultura dentro di te c'è da divertirsi, soprattutto se attraversa l'Italia scorrendo dal nord al centro e al sud. Io sono lombarda di nascita, nata da padre napoletano doc, madre bresciana e nonni romagnoli: questa leggerezza mi ha portato fino qui, in quest’isola arida e brillante dove il sole e il vento la fanno da padrone.

Qui, nelle isole canarie, mi sento a casa!

 

E' la tua prima esperienza all'estero o hai già vissuto in altri Paesi?

 

Questa è la mia vera prima esperienza ma credo di essere nata libera, senza radici nell’anima che mi spingono a restare in un luogo. Devo molto del mio essere alla mia vita, a come la svolgo e in che toni la dirigo. Il mio viaggio è iniziato due anni fa ma ho intenzione di conoscere altre realtà.

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Il lavoro dei sogni nella città dei sogni: solo così si affrontano 15 ore di lavoro ogni giorno col sorriso sulle labbra e le farfalle nello stomaco -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

 

Gianmarco lavora in un ristorante parigino stellato, un lavoro duro e stressante dove vince chi prova un amore incondizionato verso la cucina, questo grande luogo sacro.

 

Raccontaci un po' delle tue origini e della scelta di andare a lavorare all'estero...

 

Sono nato a Isola della Scala, una cittadina nei pressi di Verona e ho frequentato la scuola alberghiera Angelo Berti a Chievo.

Sin da piccolo ho sempre sognato di fare il cuoco a Parigi. Pur non essendoci mai stato, la vedevo come una città piena di opportunità e di lavoro. La città dove il mio sogno avrebbe potuto avverarsi. Per questo due giorni dopo la maturità sono partito per la ville lumière pieno di entusiasmo ed euforia ma allo stesso tempo un po’ di paura perché partivo da solo verso una città sconosciuta, la città che in seguito ha rivoluzionato la mia vita.

 

 

Perchè Parigi? L'hai cercata o hai colto un'occasione che ti si è presentata?

 

 

Come dicevo prima, il sogno di lavorare a Parigi ce l’ho fin da quando avevo il biberon in mano. Al primo Babbo Natale domandai una cucina in miniatura...

Poi, durante l’ultimo anno di scuola alberghiera, è arrivata la telefonata che ha rivoluzionato la mia vita. Era Filippo Giarolo, conoscente della mia professoressa di francese, uno dei più grandi agenti di commercio italiani a Parigi, il quale cercava dei ragazzi italiani per lavorare nella capitale francese.

Parto quindi il 1 luglio 2010.

Mi sono innamorato subito della città ma avevo bisogno di un lavoro e di una casa.

Con Filippo siamo partiti subito alla ricerca di un lavoro per me. Dopo 2 ore di visite, entriamo in un ristorante gastronomico italiano il Mori Venice Bar, dove cercano un commis di cucina. Lascio il mio cv e la sera stessa ricevo la chiamata con esito positivo. Ero al settimo cielo. Torno esausto, ma contento nel mio appartamento che condividevo con il proprietario Maurizio, un direttore d’hotel di un 5 stelle.

Poco dopo ho dovuto lasciare l'alloggio e cercarne un altro, ma da straniero a Parigi è difficilissimo trovare casa. Sono andato per temporeggiare in un residence fuori città, in una camera di 9Mq da condividere con un collega. Questo inferno è durato tre mesi finchè un nostro collega ci ha proposto il suo appartamento di 25 mq, che non è molto ma è meglio di niente.

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A volte non serve andare lontano per trovare il proprio paradiso terrestre. Silvana ha trovato il suo a Cannes. -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi vi racconto la storia di Silvana, che dopo tanto viaggiare ha deciso di mettere radici a Cannes e ne è ancora innamorata come il primo giorno.

Raccontaci un po' delle tue origini e della decisione di trasferirti all'estero...

Ho frequentato l'istituto Tecnico per il Turismo a Genova. Dopo i primi due anni di Università sono stata contattata da un'agenzia di viaggi, fondata nel 1921, una delle storiche in Italia. Non ho resistito all'opportunità di viaggiare, una delle mie grandi passioni, ho interrotto l'università e accettato l'offerta. 
Per ben 14 anni ho lavorato nel campo delle agenzie di viaggi, ho viaggiato in tutto il mondo, quando l'agente di viaggio era colui che scopriva nuove destinazioni per poterle proporre ai viaggiatori. Il viaggio era una scoperta, nuovi paesaggi, culture differenti, cucina differente .

Con l'avvento di internet tutto è cambiato, ho abbandonato i viaggi e mi sono dedicata a un'altra delle mie passioni, trasmessa da mio padre che era costruttore: il mondo dell'immobiliare.

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Dopo l'Italia, Miami sembra il paradiso: sicurezza, servizi funzionali, tanto lavoro e molto ottimismo verso il futuro -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi abbiamo il piacere di raccontarvi la storia di G.V., emigrato a Miami dove vive e lavora. Unico problema: i suoi bambini sono rimasti in Italia.

Raccontaci delle tue origini in Italia e della decisione di partire per gli Stati Uniti...

Sono nato e cresciuto nella provincia bergamasca dove mi sono diplomato in Elettronica per seguire una passione tramandata da mio padre. Ho iniziato a lavorare come consulente commerciale e allo stesso tempo seguivo all'università una facoltà filosofico-umanistica. Nel 2005 la svolta di vita, da imprenditore nel settore elettronico a costruttore immobiliare in Sardegna, dove tuttora opero, per poi intraprendere nel 2011 la strada di Miami, città nella quale risiedo da 2 anni.
Già in tempi non sospetti (2010), quando in Sardegna si faticava a rispettare i termini di consegna a fronte della forte richiesta di acquisto, iniziavo ad avvertire una strana sensazione. La gente cominciava ad essere titubante e notavo le prime avvisaglie di una prossima crisi economica dell’industria manifatturiera, che dal mio punto di vista è sempre stato il traino dell'economia italiana.
In quegli anni invece, oltreoceano, ci si leccava le ferite della pesante crisi economica statunitense, ma i prezzi bassi e le prospettive di crescita del Paese (lavori pubblici in primis) davano entusiasmo alla popolazione e attiravano i capitali esteri. Ho scelto Miami perchè è vibrante e la gente è sempre gentile e di buon umore, il sistema aiuta e soprattutto si rispettano le regole e mi sono detto: "perché non provarci?"

 

Miami è stata la tua prima scelta o hai vissuto anche in altre realtà prima?

Sono sempre stato residente nella provincia bergamasca anche se forse ho vissuto più in Sardegna, in Gallura, per esigenze lavorative e non solo.

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"Il mondo è troppo bello per fermarsi a lungo nello stesso posto. E dopo il Qatar chissà cosa mi aspetta" -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi a raccontarci la sua storia è Vito, tornato in Italia dopo due anni di lavoro in Qatar. Tornato sì, ma non per restare troppo a lungo.

Raccontaci un po' delle tue origini e della decisione di trasferirti in Qatar

Ho sempre avuto due grandi passioni: i viaggi e il mondo dell'ospitalità. Mi sono diplomato alla scuola alberghiera e sono diventato sommelier professionista. Lavoro dall'età di 15 anni in alternanza con la scuola, ho fatto qualche stagione in Italia e Spagna. E poi ho viaggiato molto in solitaria, zaino in spalla, tra India, Marocco, Madagascar e buona parte dell'Europa e dell'America latina. Ho così conciliato il piacere del viaggio con l'apprendimento delle lingue straniere e la conoscenza di altre culture. 

La decisione di trasferirmi è maturata dal fatto che erano quasi 5 anni che lavoravo nello stesso posto a Milano. Avevo tutto quello che può sognare l'italiano medio, un buon lavoro e un contratto a tempo indeterminato, ma ero entrato nella routine e avevo perso le motivazioni. Grazie alla compagnia alberghiera per la quale lavoravo, presente con 80 hotels in 50 paesi ho avuto la possibilità di trasferirmi e ho scelto il Medio Oriente per il semplice fatto che non c'ero mai stato e non lo conoscevo.

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New York, qualche anno a Miami, poi il ritorno in un paesino della Calabria, la capitale e infine il Canada. Casa non è un luogo, ma è dove si trova la propria famiglia -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

 

Oggi a raccontarci la sua storia è Armando, italiano nato negli Stati Uniti e ora agente immobiliare in Canada. 

Raccontaci delle tue origini e della decisione di trasferirti all'estero...

Io sono nato all’estero, figlio e nipote di emigranti. Già mio nonno materno era espatriato negli USA in cerca di fortuna dopo la prima Guerra Mondiale. Negli anni tutta la sua numerosa famiglia (otto figli) è arrivata “a rate” nel nuovo mondo e così mia mamma dal ’57 si è ritrovata ad abitare in un sobborgo di NY. In uno dei rientri in Italia, mia madre conosce mio padre, si sposano e decidono di tornare a vivere a New York. Io sono il secondo dei quattro figli che i miei avranno nell’arco della loro vita. Fino al 1972 viviamo a Mount Vernon, un quartiere dell’area metropolitana della Grande Mela, a nord del Bronx, dove si era stabilita una grande comunità italiana che proveniva dal famoso quartiere di Brooklyn. Nel ’72 appunto ci trasferiamo in Florida, a nord di Miami, attaccati a West Palm Beach dove mio padre aveva trovato lavoro come progettista. Ma vuoi la società degli anni ’70 (hippies, narcotraffico, violenza) vuoi che le stagioni venivano scandite a suon di uragani, mio padre decise che nel 1975 saremmo rientrati in Italia. Definitivamente.

A dire in vero rientrammo in Calabria, in un paesino di 700 anime, a 550 mt sul livello del mare, nella valle del Crati. 14 anni in Calabria mi vedono bambino, adolescente e giovanotto iscritto all'università. Nell’estate del 1985, viene in paese una ragazza canadese, figlia di amici che emigrarono nel ’57, quando mia mamma emigrò negli USA e loro in Canada. Mi innamorai di quella ragazza che nel ’90 sarebbe divenuta mia moglie.

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Gli affari di cuore appagano più di quelli lavorativi. Ecco perchè Gabriele ora vive in Brasile con la sua bella moglie carioca -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

 

Gabriele in Italia aveva la sua vita e il suo lavoro, e pensava di essere soddisfatto e appagato. Ma al cuor non si comanda...

Raccontaci le tue origini e la decisione di partire...

Sono originario di Modena e dopo una laurea in Economia ho iniziato a lavorare nella fabbrica di famiglia dove lavoriamo la pelle. Per cui fino a quattro anni fa non avevo mai valutato la possibilità di trasferirmi all'estero, tantomeno dall'altra parte del mondo. Mi vedevo come un uomo d'affari che magari avrebbe ingrandito l'azienda un giorno...

Poi il caso ha voluto che un amico trasferitosi in Brasile ormai da molti anni mi invitasse a trovarlo per le feste natalizie e da allora, la mia vita è cambiata. Nel giro di due anni ho mollato l'azienda, mi sono trasferito e mi sono sposato con Carla, una ragazza carioca.

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Una settimana di vacanza e scatta il colpo di fulmine: Mirko decide di lasciare tutto, comprare casa e trasferirsi a Hurghada -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

 

Oggi ci racconta la sua storia Mirko, bresciano, che vive sul Mar Rosso da circa otto anni, da quando durante una vacanza se n'è innamorato perdutamente.

Raccontaci un po' delle tue origini e della decisione di partire per l'Egitto

Mi chiamo Mirko e sono di origine bresciana, precisamente della Franciacorta. Fino a otto anni fa vivevo in Italia e non avevo grosse difficoltà: il lavoro c'era, la crisi non era ancora arrivata, ma sentivo che mancava qualcosa nella mia vita, non ero pienamente soddisfatto. E l'Egitto è arrivato totalmente per caso, inaspettato. Per una serie di coincidenze al posto di passare la settimana dell'ultimo dell'anno in montagna, io e la mia ragazza abbiamo deciso di partire per Hurghada. Appena arrivato mi sono sentito subito in pace col luogo, con le persone, una sensazione di benessere che in Italia non avevo più. Ho iniziato a informarmi grazie a italiani conosciuti in hotel e ho scoperto che le case costavano davvero poco e così, dopo una sola settimana di vacanza sono tornato in Italia, mi sono licenziato dal lavoro, il tempo di preparare il trasloco e la mia nuova vita e sono partito per andare a vivere nella casa che avevo acquistato durante la vacanza, con grande incredulità di parenti e amici. E' stato un colpo di fulmine e oggi, dopo 8 anni, ancora non me ne pento.

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